Il punto

 

In una fresca mattina di metà Maggio, si chiude la stagione (fanta)calcistica 2017/2018. La vince la Juve per la settima volta consecutiva sul campo (un record che difficilmente verrà battuto, se non forse dalla stessa Juve il prossimo anno e sarebbe un record ancora più sovrumano). La vince il Bayern Greki nel gioco di simulazione più maledettamente avvincente che sia mai stato creato. Il comune denominatore di queste due vittorie non è solo nello sport su cui si basano, ma anche la grande incertezza che le ha caratterizzate fino alla penultima giornata.

Per il Bayern Greki non è la replica della marcia trionfale dell’edizione 2014/2015, ma si tratta comunque di una vittoria con merito ottenuta con il collettivo. L’apporto di Higuain è stato indubbiamente importante, ma non sarebbe bastato senza le eccellenti prestazioni di alcuni elementi del reparto difensivo (Allison e Koulibaly su tutti), di un Brozovic perno di centrocampo e del contributo di giocatori come Ilicic e Gomez (meno brillante in fase realizzativa quest’anno), con l’aggiunta della scheggia impazzita Cengiz Under, prelevato in corsa dopo il flop con il PSV. Una vittoria perfettamente in media con le statistiche di gol e punti realizzati, che non viene sminuita da un totale squadra in linea con le avversarie. Analogie con la Juventus che continuano nel solco della concretezza e della gestione dell’esiguo vantaggio verso le rivali, fino alla fine.

Di seguito la Longobarda, che esattamente come lo scorso anno ha alternato prestazioni sontuose a scivoloni che le sono costate la possibilità di ambire il titolo (questa volta per pochissimi punti!). Punto di forza senza dubbio l’eccellente difesa, più volte sugli scudi. Il calo di prestazioni di Mertens nella seconda parte di stagione è stato un po’ pagato per la mancanza di un uomo di peso in avanti, fino al recupero di Milik. I margini per confermare l’impianto di squadra e puntare finalmente al titolo ci sono tutti.

Terzo posto per l’Athletic Club Soler, dententore del titolo 2016/2017, che ci aveva abituato a prestazioni sontuose e un dominio totale per un anno. Dominio che non è stato ripetuto quest’anno, complice un netto ridimensionamento dei numeri nel reparto offensivo (Kalinic emblema di questo calo, ma anche Simeone non ha reso come forse si aspettava il tecnico). Qualche sbandamento qua e là in difesa, che non ha più potuto contare stabilmente su due sforna-bonus come Conti e Caldara della stagione precedente. Nelle vicende della stagione non si può non menzionare la scomparsa di Astori, che ha lasciato un vuoto incolmabile tanto nei cuori dei suoi compagni quanto nella solidità del reparto. Resta comunque una squadra che, ancora per un anno, potrà contare su parecchi rinnovi importanti e quindi avrà solidissime basi per tentare nuovamente l’assalto al titolo.

Sostanziale conferma del Vitaliverpool, che fino all’ultima giornata ha conteso le posizioni di alta classifica alle due competitors, pagando solo sul finale un’improvvisa e inattesa debacle del suo uomo simbolo, Icardi. Resta una squadra solida, con un attacco di grande potenza di fuoco (Icardi e Quagliarella) a cui forse è mancato qualche uomo più incisivo subito dietro alle punte, dopo l’uscita dai radar di Ljajic e un Gaston Ramirez molto sotto alle aspettative. Il dg Giorgio V. ha comunque ottime basi – basti pensare a Veretout, Chiesa, Masiello, Hysaj – da cui ripartire, anche se le voci su un possibile addio di Icardi potrebbero pesare non poco sulle ambizioni per la prossima stagione.

Stagione di galleggiamento per l’Ajaxavi che, nonostante prestazioni in linea con l’ultimo posto in classifica, ottiene un buon quinto posto. Con un Belotti che è si è rivelato – inaspettatamente – solo la controfigura di quello ammirato lo scorso anno, con la dipartita di Pazzini (del quale forse era stato sottovalutato lo scarso feeling con il tecnico) e un avvio di stagione complicato per alcuni suoi uomini chiave (Chalanoglu e Douglas Costa su tutti), Mr Saawi ha ottenuto il massimo dalla rosa a sua disposizione ed ora si ragionerà sui necessari innesti per tornare competitivi nella zona alta della classifica.

Di sfortuna può certamente parlare il tecnico dell’ Olympique F., che numeri alla mano raccoglie molto meno di quanto seminato. 65 gol fatti (solo uno meno del Bayern Greki) e il totale squadra più alto non sono bastati a raggiungere nemmeno la zona alta della classifica. Resta la soddisfazione nell’ambiente per aver portato a casa la Coppa di Lega, con una partita non ben giocata ma dopo due semi-finali da incorniciare e quindi più che meritata. Troppi i gol subiti in campionato (63) per poter ambire a traguardi importanti, sintomo di un calendario sfavorevole – per il secondo anno consecutivo Olympique F. e PSV Kender si dividono il triste primato degli incroci più sfavorevoli, l’anno scorso a parti inverse. La squadra comunque conta su elementi di grande qualità nell’economia del gioco offensivo – Immobile, Luis Alberto su tutti – e paga solo la stagione a dir poco enigmatica dei compagni di reparto della punta capocannoniere. Se gli elementi di scuola biancoceleste sapranno confermarsi anche il prossimo anno sugli stessi livelli e la cattiva sorte cambierà casa, assisteremo senz’altro ad una stagione più importante.

Penultimo posto per il Real Andrea di Mr Malos, che ha dato vita con il PSV ad una lotta all’ultimo quartiere per tutto l’ultimo girone di campionato. La squadra, pur con una buona rosa tra difesa e centrocampo, ha pagato un gran vuoto del reparto offensivo, colmato solo in parte e per brevi periodi da Destro e da Pandev nella fase centrale della stagione (quella in cui ha accumulato i punti sufficienti a respingere l’assalto finale del PSV). Certamente urgono innesti ed un ripensamento sulla scelta monocolore (rossonero) di alcuni reparti, compreso il portiere Donnarumma che viene dato per partente.

Chiude la classifica e retrocede il PSV Kender, che nonostante l’acquisto (troppo costoso, stando ai numeri) di Dybala e una difesa affidabile, paga drasticamente un’assenza di alternative importanti e una eccessiva leggerezza del reparto offensivo per lunghi tratti della stagione. Sul banco degli imputati non può che finire Joao Pedro, autore di due squalifiche pesanti di cui la seconda per doping, l’inconsistenza dei compagni di reparto sulla trequarti dopo il grande vuoto lasciato da Salah, i lunghi digiuni di Pavoletti, il duo Petagna-Cornelius di metà stagione con statistiche realizzative da terzini, le sbandate di Sportiello che sono costate almeno 6  punti. Va detto, per dovere di cronaca, che chiudere l’anno sopra i 60 gol subiti (65 quest’anno, primato negativo), come detto per l’Olimpique, costringerebbe a realizzarne almeno altrettanti per poter anche solo ambire ad un traguardo di metà classifica. Sarebbe come scalare una montagna con il doppio del peso. Nell’attesa che il vento della fortuna cambi il suo giro, la retrocessione ed il ritorno del Kendermore UTD di Mr Flopp (neopromosso) imporranno una nuova riscostruzione partendo dalle poche certezze della rosa.

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